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Parco Golena del Po

Il Parco Golena del Po è un Parco Locale ad Interesse sovracomunale, situato a Casalmaggiore in riva al fiume Po, nella zona golenale della città.


Per informazioni e contatti:
Comune di Casalmaggiore – Ufficio Ambiente

Parco Golena del Po: brochure informativa

Direttore dott. Uberto Ferrari
Piazza Garibaldi 26 – CAP 26041 – Casalmaggiore (CR)
Tel 0375 284450
Fax 0375 284456
E-mail info@parcogolenadelpo.it

Obiettivo primario del parco è la conservazione e la creazione di ambienti umidi. I Parchi Locali d’Interesse Sovracomunale – PLIS – sono previsti dalla legge quadro regionale n. 86/1983, Piano regionale delle aree regionali protette, all’art. 34. Sono parti del territorio – in genere di piccole dimensioni – alle quali la Giunta regionale riconosce una valenza ambientale, culturale e storica, e di cui incentiva la conservazione dei valori e la fruizione da parte della cittadinanza. Il PLIS nasce come strumento per valorizzare ambienti naturali e realtà locali spesso troppo ridotte di dimensioni o di rilevanza troppo limitata per essere considerate di importanza regionale, ma che sono i luoghi dove buona parte dei cittadini lombardi vivono la loro vita quotidiana in un buon equilibrio tra natura, territorio e interventi dell’uomo. Sono i piccoli fiumi di pianura e le loro ripe boscate, le aree agricole a cuscinetto di centri abitati, boschi e aree incolte, vecchie cave abbandonate; sono i luoghi dove si va a fare la scampagnata, la passeggiata domenicale, il jogging, o si cerca di osservare qualche animale selvatico. Aree del nostro territorio che sono parte della nostra cultura e che diamo per assodato che esistano e rimangano per sempre dove sono, pronte a soddisfare il nostro bisogno di tranquillità e di svago, ma che invece sono fragili, e basta poco per farle scomparire. Le amministrazioni locali, in risposta alla sempre più pressante richiesta di naturalità, di aree fruibili per il tempo libero, trovano nei PLIS uno strumento efficace per tutelare queste parti di territorio, e soprattutto per migliorarle e renderle accessibili. Lo strumento di cui dispongono à il Piano Regolatore Generale, con cui possono – volontariamente e autonomamente – fissare le regole e i modi per realizzare la tutela di questi valori. La Regione Lombardia ha solo il compito di ufficializzare questa scelta indirizzando gli interventi degli enti locali che hanno costituito il PLIS e che lo gestiranno.

Sito Ufficiale http://www.parcogolenadelpo.it

 

Palazzo della Congregazione di Carità

Fu costruito per ospitare la Congregazione di Carità che amministrava le Opere Pie del Comune, che divenne poi Ente Comunale di Assistenza, fino a quando questo Istituto venne assorbito dai Servizi sociali comunali. Attualmente il complesso ospita uffici di servizi comunali e di gestori di servizi pubblici.

Palazzo Comunale

L’antico Palazzo Pubblico, iniziato nel 1720 nella stessa posizione in cui sorgeva una loggia che serviva durante la dominazione veneziana da magazzino per le vettovaglie che qui giungevano via Po per essere poi commerciate nell’entroterra lombardo, non servì mai allo scopo, in quanto il terreno circostante cedette. Esso rimase pericolante finché nel 1891 si costruì il Palazzo attuale, neogotico, per merito del casalsco nobile Leopoldo Molossi che morendo a Milano nel 1891 lasciò la città erede universale; legò inoltre centomila lire alla riedificazione del Palazzo Pubblico pericolante. Il nuovo edificio fu costruito seguendo il progetto denominato Italia dell’architetto Giacomo Misuraca di Palermo, cui si aggiunsero modifiche apportate dagli ingegneri casalaschi Cesare Valenti e Cavour Beduschi. La spesa complessiva fu di 161.643,90 lire. Il nuovo Municipio ancora impone la sua presenza nella centrale piazza Garibaldi, ed è diventato l’indiscusso simbolo della città. Fu inaugurato il 24 novembre 1895. Al suo interno si custodiscono armature antiche nel corridoio del piano nobile, dove spicca la Sala del Consiglio, con soffitto a cassettoni in legno e la grande tela del Giuramento di Pontida del Diotti; medaglioni di uomini celebri della città; quadro di Giovanni Baldesio del secolo XVII; Deposizione e Santa Elisabetta di Giustina Ghislina (XVIII) secolo; La Prudenza e La Giustizia.

Palazzo Ex Pretura

Di sobrie forme in pietra a vista, in via Saffi, iniziato nel 1754 per ospitare un presidio di frontiera del Ducato di Milano, fu in seguito sede degli uffici giudiziari della Pretura Mandamentale di Casalmaggiore, che funzionò fino agli anni ’80 del Novecento, quando venne soppressa ed aggregata alla Pretura del capoluogo provinciale in seguito alla legge di riforma della amministrazione giudiziaria. Aveva giurisdizione su Casalmaggiore e sui comuni casalaschi di Ca’ d’Andrea, Calvatone, Casteldidone, Drizzona, Gussola, Martignana di Po, Piadena, Rivarolo del Re ed Uniti, San Giovanni in Croce, San Martino del Lago, Scandolara Ravara, Solarolo Rainerio, Spineda, Tornata, Torricella del Pizzo, Voltido. Sede del’Ufficio del Giudice di Pace fino al 2014 ed attualmente del Comando della Polizia Locale. 

Palazzo Martinelli

Fu l’abitazione di Don Ferdinando Francesco Ferrante D’Avalos, marchese di Pescara, consorte di Vittoria Colonna, quando Filippo II gli concesse il feudo di Casalmaggiore. Il Palazzo è stato in epoca contemporanea lungamente sede della Scuola Bottoli di formazione professionale con corsi serali. Bisognoso da molto tempo di restauri per essere riportato al primitivo splendore, finalmente i lavori sono stati completati all’inizio del 2014 dopo oltre un anno di interventi. A restauro terminato la città può godere di un prezioso e ritrovato contenitore per eventi culturali.

Chiesa della Santissima Annunciata

La chiesa venne eretta nel 1577 quale oratorio della Confraternita della Morte, che reggeva il vicino Ospedale. Restaurata nel 1659 dopo le devastazioni subite nel corso di eventi bellici di quegli anni, fu infine portata al suo aspetto attuale con i lavori eseguiti nel 1727, quando si curò il rifacimento dell’interno e si riedificò la torre campanaria. La forma esterna della chiesa è quadrangolare, La facciata, ora sacrificata da un piccolo piazzale, prospettava anticamente sulla Contrada della Croce, così chiamata per l’esistenza in quel tempo di una grande croce di ferro sull’argine del Po, sostenuta da una colonna di marmo. L’interno della chiesa, di forma ottagonale, è sorprendentemente ricco di affreschi. La sua decorazione pittorica si deve all’artista casalasco Marco Antonio Ghislina, al quale va attribuita pure parte della quadreria. L’attico è sormontato da una cupola di elegante forma, dotata di otto costoloni che partono dagli angoli dell’ottagono, e terminante in un lanternino. Fino al 1775 la chiesa fu curata dalla Confraternita della Morte; alla sua soppressione la disponibilità fu trasmessa al parroco di San Leonardo, chiesa della quale è rimasta tuttora sussidiaria.

Piazza Garibaldi

Prese l’aspetto attuale nel 1813. Lo stesso anno, grazie alla donazione del nobile Leopoldo Molossi, la piazza venne lastricata. Molti edifici che si affacciano su di essa risalgono al medesimo periodo come il neogotico palazzo municipale che venne progettato nel XIX secolo dall’architetto siciliano Giacomo Misuraca.  Fu progettata agli inizi del ‘600, sull’area di un fossato dell’antico castello travolto da una piena del Po nel ‘500. Un tempo era in terra battuta. Il lastricato della parte mediana e l’ellittico steccato perimetrale, comprendente 57 colonnetti e 33 panchine, conferiscono a questa, che è una delle più belle e vaste piazze d’Italia (lunga m.124 e larga m.36), l’aspetto di un salotto all’aperto, soprattutto durante le calde serate estive. Vi si tengono il mercato settimanale, la fiera e le manifestazioni culturali. Sulla piazza si affacciano il palazzo comunale, il palazzo già Marcheselli e la ex chiesa di Santa Croce, oggi parzialmente recuperata come auditorium, parte integrante dell’antico complesso dei Barnabiti (sec. XVIII) che dal 1996 ospita la Biblioteca Civica A.E.Mortara ed il sottostante Museo del Bijou.

Museo del Bijou

Il Museo del Bijou fu inaugurato nel 1986 e per la sua particolare tipologia è stato inserito nella categoria dei musei specializzati di archeologia industriale; un “unicum” a livello nazionale che raccoglie, conserva e valorizza più di 20.000 oggetti prodotti dalle diverse fabbriche di Casalmaggiore tra la fine dell’Ottocento e gli anni 70 del Novecento. Oltre alle tipologie tradizionali della bigiotteria (spille, gemelli, bracciali, orecchini, ciondoli), sono presenti portacipria, portarossetto, portasigarette, occhiali da sole, medaglie devozionali, distintivi. Nelle sale del Museo sono esposti, inoltre, macchine utensili, fotografie e cataloghi a testimonianza di quello che fu un fenomeno unico in Italia. Inoltre è presente un laboratorio didattico, dotato di attrezzature per la fusione dei metalli, la saldatura e la doratura.

Palazzo dei Barnabiti – Biblioteca Civica

In via Marconi si erge la gran mole seicentesca, maestosa, solenne e compatta del Palazzo costruito dai Barnabiti quando vennero chiamati dalla Municipalità per gestire l’educazione dei giovani, così come soleva fare in parecchie città quell’ordine religioso. Fanno corpo con l’edificio l’ex Chiesa di Santa Croce (che diede nome al Collegio situato nel Palazzo), che prospetta su Piazza Garibaldi, e la sua sacrestia, ora sede della Pro Loco. Il tempio, di dimensioni ragguardevoli, fu fondato sopra le fosse del Castel Vecchio. Al primo piano della chiesa, dismessa in epoche passate e ridotta prima a palestra, poi divenuta sede di un bar, poi della Farmacia Comunale che ne occupa tuttora i locali, ha trovato collocazione l’Auditorium, una vasta Sala Civica che l’Amministrazione Comunale utilizza per concerti, mostre ed eventi culturali. Il Palazzo Barnabiti – Santa Croce, dopo essere stato fino ai primissimi anni Settanta sede delle Scuole Superiori, ospita ora la Biblioteca Civica A.E. Mortara, ricca di volumi e dotata di un pregevole fondo antico derivante dai preziosi volumi delle numerose biblioteche degli ordini religiosi presenti in città, sfuggiti alle requisizioni fatte dai governi centrali dopo la loro soppressione, soprattutto a favore di Brera a Milano. Dal lato del palazzo che prospetta su via Porzio si accede al Museo del Bijou.

 

Palazzo Diotti

L’edificio ospita il famoso ed omonimo Museo Diotti. In occasione della sua istituzione, si è resa determinante la necessità di valorizzare uno dei momenti culturali più fecondi della storia cittadina (quello compreso fra l’età teresiana e l’unità d’Italia) e l’opportunità di recuperare la casa di Giuseppe Diotti (1779-1846). Si tratta di un antico palazzo ristrutturato nel 1837 dall’architetto Fermo Zuccari e destinato dal maestro della Carrara, che vi ha trascorso gli ultimi anni di vita, ad ospitare la sua raccolta d’arte nonché l’atelier dell’ultima grande impresa, quella della versione in grande del Giuramento di Pontida, costituendo una sorta di accademia privata frequentata da pittori locali. Nelle sale oltre alle opere del pittore vi sono sezioni dedicate ai maestri ed agli allievi che offrono al visitatore un significativo panorama della pittura, a Casalmaggiore, tra Settecento e Ottocento.

Piazza Marini

In fondo a via Favagrossa, troviamo questa incantevole piazza, incorniciata fra edifici religiosi e civili di grande pregio architettonico. Introdotto da un bel cannocchiale prospettico costituito dai palazzi neoclassici Camozzi e Mina Tentolini, sorge imponente il Duomo di Santo Stefano, neoclassico, costruito alla metà del XIX secolo su progetto di Fermo Zuccari. La struttura, preceduta da un pronao, è a croce greca, con cappelle laterali, profondo coro e maestosa cupola su tamburo (alta 60m). All’interno numerose sculture (tra cui emergono quelle di G.Albertolli e di P.Civeri) ed una ricca quadreria (opere di Agosta, Malosso, Moncalvo, Gavasseti, G.Diotti, secc. XVI e XIX). In prossimità del Duomo sorge il vasto complesso monastico di Santa Chiara, fondato nel 1504 ed esteso nel corso del XVIII secolo. All’esterno spicca il profilo ottagonale con doppia galleria della Chiesa, consacrata nel 1531. A questo corpo di fabbrica, che costituiva la chiesa pubblica, è annesso un corpo comunicante, rettangolare e voltato a botte, che costituiva la chiesa monastica. Qui si possono osservare interessanti affreschi cronologicamente distinti e in parte sovrapposti.(Nella foto il complesso di Santa Chiara).

Torrione Estense

Il torrione, un tempo adibito a carcere, risale al X secolo. È un grosso quadrilatero irregolare, in muratura, con terminazione a caditoie sorreggenti la merlatura. Fino a circa la metà del 1900 fu Carcere Mandamentale. Poi, per alcuni anni, sede e laboratorio del Centro Casalasco di Studi Paletnologici (attivo a cavallo degli anni Sessanta – Settanta ed ora sciolto), al quale si devono due importanti campagne di scavo che hanno portato alla luce numerosi reperti fittili, strumenti in ossidiana, punte di frecce, ossa di animali, monili, un forno, risalenti all’età del Bronzo. I due siti archeologici sono stati scoperti nella frazione di Fossacaprara e nei pressi del Santuario della Madonna della Fontana. Da anni si progetta un intervento di recupero restaurativo di questo importante monumento, per il quale si ipotizza un utilizzo esclusivamente culturale – museale, per esempio come sede del Museo Archeologico, che esistette negli anni Settanta nel ridotto del Teatro Comunale e che esponeva i reperti preistorici locali sopra ricordati. Attualmente il materiale, per alterne vicende, è conservato nei depositi della Sovrintendenza.

Teatro Comunale

L’edificio più interessante di Casalmaggiore è il Teatro Comunale. Elegante e grazioso esempio di teatro settecentesco, con pianta a ferro di cavallo, tre ordini di palchi e loggione, fu costruito fra il 1782 e il 1783, in un periodo particolarmente fiorente per Casalmaggiore, allora soggetta al dominio austriaco, su progetto di G.A. Mones, a cui deve anche la decorazione del soffitto della platea. Il teatro fu un’istituzione attiva per tutto il XIX secolo quando vi fu affiancato un salone per le feste popolari denominato Fastassa (oggi utilizzato come sede espositiva). Restaurato e riaperto al pubblico nel 1989, dopo anni d’abbandono, ospita un’importante stagione teatrale e numerose rassegne collaterali. (Nella foto l’interno del Teatro)

Chiesa di Santa Maria dell’Argine

La chiesa, stupendo esempio di stile romanico – gotico lombardo, dedicata a Santa Maria detta dell’Argine, testimonia l’ubicazione originaria del paese, prima che le continue e minacciose inondazioni del Po costringessero gli abitanti ad allontanarsi verso l’interno. Interessante edificio, in cui si saldano armoniosamente il campanile romanico e la facciata del XVII sec., si trova in precario stato di conservazione. I dipinti ad affresco ( 8 frammenti ), asportati e trasferiti su tela fin dal 1954, sono custoditi nell’odierna chiesa parrocchiale. Danneggiati dalle acque del Po e ormai poco leggibili, sono ascrivibili alla scuola cremonese del XV sec. della cerchia del Bembo. Le continue inondazioni del Po e la continua erosione della sponde indussero la popolazione di quella zona a ritirarsi verso l’interno, dove venne edificato il nuovo centro. Sconsacrata e ridotta a magazzino agricolo, risale a prima del 1200, ma fu sopraelevata ed ampliata con aggiunta di cappelle laterali nel 1682. Anche la facciata, in cotto con eleganti nicchie e cornicioni, è del 1682, epoca in cui il Po aveva distrutto la chiesa nella sua parte anteriore. Isolata come si trova fra il verde dei campi, addossata all’argine maestro del fiume, in pietra a vista, essa forma con il suo campanile dalla bella cuspide, appoggiato all’abside, un insieme alquanto suggestivo.

Santuario Madonna della Fontana

Questa denominazione, per lo meno curiosa, è dovuta all’esistenza, nelle vicinanze, di fonti di acque sorgive salutari. Prima del Mille (il documento più antico è dell’879), accanto ad una fonte o pozzo, che serviva ai viandanti per dissetarsi, venne costruita una cappelletta dedicata alla Madonna, per cui la fonte venne chiamata “Pozzo di Santa Maria”. Nel 1320 avvenne, secondo la tradizione, il miracolo di un povero nato cieco che riacquistò la vista bagnandosi con “l’acqua della Madonna”. Venne quindi costruito sul posto, in sostituzione della cappelletta, un primo santuario, poi ampliato e completato nel 1463. In un manoscritto anonimo del 1623 leggiamo: “La Chiesa della Fontana, dedicata all’Annunziata della Madonna, è fuori di Casalmaggiore mezzo miglio. Vi è un Convento de’ PP. Serviti. La Chiesa è la più bella di Casalmaggiore: grande, proporzionata, e col volto maestro assai stimato dagli architetti. t divisa in tre navi, nelle cui collaterali esistono le cappelle. Fu edificata nel 1463, secondo una nota di un libro, ma si crede più antica. Fu eretta in occasione di miracoli operati da una immagine dipinta sopra un pilastro, vicino ad una fonte perenne di acqua, ove attualmente sono due bagni, uno per le donne e l’altro per gli uomini; nei quali quelli che vi entravano -ricevevano la salute dalle loro malattie. Eravi una tavoletta, che tutti abbiamo veduta, la quale conteneva moltissimi miracoli e grazie, ma si è smarrita”. 

Preesistente allora al santuario attuale vi era già una Cappella. Il Romani, che scrisse la storia di Casalmaggiore dice: “Questa Cappelletta ora sottoposta al Presbiterio del predetto Tempio, preesisteva già da molti secoli, ed io vidi, al di dietro di essa, in tempi di mia fanciullezza, dipinti del sec. XIII e XIV, di miracoli fatti da quella Immagine”. Tutte le più nobili e facoltose famiglie concorsero alla costruzione e all’abbellimento del Santuario. Gli stessi Gonzaga, della vicina Sabbioneta, che per alcuni anni furono Signori di Casalmaggiore (1517-1522) vi contribuirono. Ebbero anzi il privilegio di esporre nel Tempio il loro stemma gentilizio, visibile sino al secolo scorso sul terzo arco della navata maggiore, a sinistra. Nei momenti drammatici, di invasioni di truppe mercenarie straniere, di carestia, di siccità, peste, colera, alluvioni del Po, i cittadini hanno trovato nel loro Santuario della Fontana un riferimento sicuro: la certezza che la Madonna li avrebbe salvati e protetti. Tre volte la Bassa Padana fu ridotta quasi allo sterminio dalla peste: nel 1497, nel 1528, nel 1630. Nella peste del 1497 perirono più di mille persone. Disperato per tale strage, il popolo ricorse con gran fede alla sua Madonna. La grazia fu ottenuta, perché il flagello si allontanò.

A memoria del fatto venne posta sulla facciata della Chiesa questa iscrizione, ora scomparsa:

VIRGINI MATRI
TEMPLUM OLIM VOVIT CASALMAIUS
ET PESTILENTIA LIBERATUM EST

Chiesa di San Leonardo

Chiesa di stile romanico lombardo, è stata ristrutturata nel 1806 in veste neoclassica dall’architetto cremonese Luigi Bianzani. È da sempre la chiesa parrocchiale del Borgo, un tempo Borgo Inferiore o Borgo di Sotto. Dell’antica chiesa, che era a pianta basilicale ravennate, con protiro, rimangono l’abside, la torre campanaria e la sacrestia. Collegata alla chiesa, la canonica, rimaneggiamento della precedente casa del rettore. Porta in facciata, inserito nel timpano, un Leone di San Marco non alato che al tempo della dominazione veneziana era collocato nella Loggia, costruzione mercantile situata dove ora si erge il Palazzo Municipale; fu in seguito trasferito all’interno della chiesa, come base per un’acquasantiera, infine sul timpano, perenne ricordo del periodo di dominazione veneziana sulla città. Nel cortile interno una iscrizione tombale con tracce di alfabeto bizantino ne rivela una antica origine. Su un lato dell’abside esiste ancora l’arco di ingresso al cimitero anticamente contiguo alla chiesa. Al suo interno si conservano: un affresco della seconda metà del ‘400, Madonna orante col bambino in posa regale ; tele di Paolo Araldi: I Santi Genesio e San Francesco da Paola; Vincenzo II Pesenti (1670 circa), della famiglia di pittori Pesenti di Sabbioneta L’Ultima Cena; Jacopo Guerrini (1751) La sposa del Cantico e Mosè al Mar Rosso; una tela di profeta. Sotto l’altare maggiore una Statua del Cristo Morto acquistata nel 1670. Sono sue chiese sussidiarie: Chiesa della Santissima Annunciata (Chiesa dell’Ospedale); Oratorio della Madonna del Morotto.


Chiesa di San Sebastiano

Sussidiaria del Duomo, la chiesetta di San Sebastiano fu costruita negli anni 1712 – 1729 su progetto del sacerdote Giovanni Andrea Molossi. Sorge in via Romani, sul lato opposto di Palazzo Porcelli. A croce greca, è sormontata da una cupola quadrilatera. Mostra sulla facciata, nell’arco sopra l’ingresso, un affresco raffigurante San Sebastiano. Conta due cappelle, una per braccio laterale,che presentano nella semicupola resti di affreschi purtroppo molto rovinati dal tempo (ed anche dall’incuria) in cui si indovinano figure di Santi ed elementi architettonici (colonne, forse un loggiato) che disegnano una apertura contro il cielo. Uguali raffigurazioni si ripropongono nella semicupola della cantoria, sopra la porta di ingresso, dove si nota un piccolo organo in disfacimento. Nei due altari laterali, ciascuna in una nicchia, due statue lignee di Santi, femminile a destra, maschile a sinistra. L’altare maggiore, sopraelevato di alcuni scalini rispetto al piano della chiesa, mostra in una nicchia nella parete dell’abside una statua lignea di San Sebastiano trafitto da frecce. La cupola centrale, grazie all’illusione ottica degli affreschi, ha un insospettato slancio verticale che si conclude con la raffigurazione nell’alto del cielo della colomba raffigurante lo Spirito Santo in gloria.  Il piccolo edificio è sovente chiamato chiesa di Santa Lucia forse perché in passato vi furono trasferiti arredi dalla antichissima chiesa di Santa Lucia, posta nel Castelvecchio quando questa fu soppressa. Anticamente officiata, viene usata ora solamente per la recita del Rosario nel mese di maggio. Fra la chiesa e l’argine poco discosto esisteva l’antico cimitero, che divenne impraticabile e fonte di pericolo sanitario a seguito delle continue infiltrazioni d’acqua causate dal carattere paludoso della zona, all’epoca soggetta a fenomeni frequenti di sorgive e di impaludamento. Verso la fine dell’Ottocento il cimitero venne smantellato, ed entrò in funzione il nuovo Camposanto costruito lungo la strada che conduce al Santuario della Madonna della Fontana.

 

Chiesa di Santa Chiara

L’interno, restaurato dal pittore Aroldi nel 1903, conserva buone tele, fra cui una Natività del parmigiano Rondani, un Crocefisso in legno del 1500, l’Annunciazione con gloria d’Angeli del Malosso e due begli altari in marmo intarsiato.. L’esterno è illeggiadrito da due ordini di logge a pilastri semplici del tipo umiliati. È collegata tramite una grata alla chiesa monastica interna, nella quale sono stati scoperti e portati alla luce resti di affreschi cinquecenteschi facenti parte di un ciclo pittorico probabilmente dedicato a Santa Chiara. L’atmosfera suggestiva della chiesa nascosta si conserva anche nella chiesa “pubblica”, raccolta e intima, che conserva decorazioni del Settecento e qualche traccia più antica, ma nell’insieme prevalgono gli interventi di sistemazione dei primi del secolo scorso.Accanto alla chiesa. l’esteso complesso monastico dell’ordine delle Clarisse, che raggiunse una notevole floridezza, testimoniata dalla consistenza degli edifici, che si sviluppano intorno a cinque cortili. Nel 1786 gli austriaci decretarono la chiusura del convento. La chiesa divenne dipendente del vicino Santo Stefano, con il quale forma un complesso monumentale di buon impatto visivo. La sua vicinanza al Duomo e la sua forma ottagonale traggono molti in inganno, poiché viene considerata erroneamente il Battistero del Duomo di Santo Stefano. Gli edifici del monastero furono in seguito adibiti, ancora con la gestione di suore, a Orfanotrofio maschile e femminile, fino alla metà del 1900, quando fu definitivamente chiuso poiché per le cambiate condizioni sociali era quasi completamente scomparso il fenomeno dell’abbandono dei neonati. Nel vasto complesso monastico trova ora sede l’omonima Fondazione Santa Chiara (Corsi universitari, professionali, foresteria, centro congressi ecc.)

Palazzo Mina

Già palazzo dei Conti Favagrossa, di stile neo classico, poderoso e signorile, in via Favagrossa adiacente al Duomo, mostra due ingressi, finestre con metope decorative e timpano con bassorilievo allegorico; giardino con cancellata, cintato da muraglia con obelischi. Il tutto forma uno scenario solenne di tipo canoviano. All’interno bei saloni con dipinti del Natali, dell’Alleati ecc. Gli stucchi della facciata pare si debbano al Bossi e a Giocondo Albertolli. Le cronache locali ricordano che ospitò Filippo V di Spagna (1702) durante un passaggio per i suoi Stati, Carlo Emanuele diSardegna (1733); Isabella di Borbone (1760); Amalia d’Austria (1769). Contende a Palazzo Manganelli l’onore di avere ospitato San Carlo Borromeo. Una lapide sulla facciata, al centro del balcone, ricorda la visita di Giuseppe Garibaldi alla città nel 1862 e l’arringa che rivolse al popolo per raccogliere volontari per la sua impresa, al grido di Roma o morte. A cavallo fra ‘800 e ‘900 fu sede di un Collegio – Convitto. Ora è una residenza privata.

Chiesa di San Francesco

La presenza di un convento di Minori francescani in parrocchia è documentata da documenti notarili sin dal 1273, mentre i più antichi cenni ad una chiesa si ritrovano nel 1340. Nei secoli successivi il convento, grazie anche ad un cospicuo patrimonio, assunse una rilevante importanza nella vita cittadina; la chiesa venne ampliata ed abbellita tanto da divenire la più dotata della città. Ne conosciamo la consistenza all’inizio dell’ottocento, quando il convento venne soppresso e la chiesa, destinata anch’essa alla demolizione, venne riscattata dalla parrocchia mediante una permuta e ne divenne sussidiaria. Nel 1916 venne requisita dall’autorità militare ed adibita a magazzino di foraggi; nel 1919 un incendio di dubbie origini la distrusse quasi completamente. La ricostruzione, secondo però un progetto più ambizioso di fatto imposto dalle autorità del tempo che intendevano dedicare la chiesa a Sacrario dei Caduti, fu iniziata nel 1925; ma l’inadempienza agli impegni assunti per coprire il maggior costo dell’opera impose la sospensione dei lavori. Solo nel 1985, grazie ad un cospicuo lascito di un concittadino, l’edificio poté essere ultimato. La chiesa, di ispirazione neogotica, opera dell’architetto Boattini, ha incorporata la residua parte absidale di quella antica, divenuta transetto e conservante ancora parte delle decorazioni settecentesche. Vi è stata ricostituita la quadreria originaria (Malosso, Monti, Cignaroli, Chiozzi) integrata da alcune altre opere recuperate altrove, come un affresco del XIV secolo proveniente dall’antica Santo Stefano, due qrandi quadri di soggetto francescano, del Mastelletta, già a Bologna, ed un marmoreo Cristo morto, di fattura lombarda del XVI secolo.

Duomo di Santo Stefano Protomartire

Sulla storia dei primi secoli della chiesa di Santo Stefano fino ad ora non sono note fonti sufficientemente attendibili e concordi. Se ne è attribuita la fondazione, o quanto meno la valorizzazione, a Matilde di Canossa che vi avrebbe promosso un insediamento benedettino rimasto attivo per un paio di secoli. Tuttavia atti notarili della fine del XII secolo citano la chiesa di S. Stefano come “pieve’, adombrandone quindi già una propria giurisdizione parrocchiale. Sembra sia documentata anche una presenza successiva degli Olivetani, forse solo come titolari di possedimenti o di rendite, dopo i quali la chiesa dovrebbe essere stata affidata a commendatari. È tuttavia certa l’antichità della chiesa stessa, che ha subito nei tempi interventi di ristrutturazione, nonché la ubicazione, quasi coincidente con quella della chiesa odierna. Come la rappresentano le descrizioni del tempo, era a tre navate, con due grandi cappelle, della Vergine del Rosario e del Santissimo Sacramento, gestite dalla omonime Confraternite, ed altre otto cappelle. La comunità casalasca, già dotata di autonomia amministrativa quale terra separata nel ducato di Milano ed insignita del titolo di città, aspirava a conseguire anche un maggior prestigio della propria giurisdizione ecclesiastica. Ottenuta l’istituzione della Collegiata, fallito il tentativo di divenire sede vescovile, compensato dal riconoscimento della parrocchia in Abbaziale Mitrata, rimaneva viva l’aspirazione di disporre di un nuovo più degno tempio, anche perché la soppressione napoleonica di alcune chiese e degli ordini religiosi aveva accentuata la centralità dell’attività religiosa della parrocchia. Così quando intervenne un lascito, cospicuo ma insufficiente, della famiglia Ponzone, si diede l’avvio nel 1840 alla costruzione della chiesa oggi esistente. Demolito il vecchio tempio, dopo un ventennio di lavori condizionati da innumerevoli difficoltà economiche, finalmente nel 1861 poté con concludersi la nuova costruzione, secondo il progetto dell’architetto concittadino Fermo Zuccari, vincitore del concorso che lo vide in gara col Voghera e col Visioli. La chiesa attuale La chiesa di Santo Stefano sorge sull’area già occupata dall’antica parrocchiale, però con la facciata orientata verso il centro dell’abitato. L’esterno della struttura, comprese le colonne e tutti gli elementi decorativi, è completamente realizzato in cotto a vista. Con un’ampia scalinata si accede al pronao, il cui timpano è sorretto da quattro colonne, ed all’ingresso principale.

“Certo molti ingredienti propri del formulario neoclassico sopravvivono nel grandioso monumento, ma la ricca elaborazione dell’interno che si articola sull’imponente massa di sostegno da cui si dipartono gli archi sovrapposti reggenti le cupolette dei bracci e la grande cupola centrale mira ad una scenografia che esula dalla ordinata composizione caratteristica del neoclassicismo più maturo.” (F.Voltini).

La pianta dell’edificio è a croce greca, impostata all’interno di un quadrato con lato di quasi quaranta metri, entro il quale quattro grandi pilastri sorreggono la cupola e delimitano tre navate. Due piccole absidi laterali contengono le cappelle dedicate al Santissimo Sacramento ed alla Madonna del Rosario; due cappelle minori chiudono le navate laterali, che hanno anche un accesso diretto da due porte secondarie aperte sulla facciata. Il presbiterio è sopraelevato per far luogo alla sottostante cripta. Dalla piazzetta senatoria si sale al vasto spazio antistante l’altare maggiore, proveniente da un’antica chiesa soppressa di Piacenza, dalla policroma struttura marmorea seicentesca,. Ai lati sovrastano le due grandi cantorie, su una delle quali si distende la maestosa facciata dell’organo, già opera del Serassi, recuperato dall’ antica chiesa e convenientemente adattato al nuovo tempio dai Bossi. Dietro l’altare si trova un ampio coro, scanni seicenteschi, ricuperati anch’esso dalla chiesa demolita e convenientemente adattati. L’ampiezza degli spazi presbiteriali era funzionale ai solenni riti pontificali un tempo celebrati dall’abate mitrato, con l’intervento del Capitolo e di un clero che in parrocchia era allora assai numeroso La chiesa è lunga circa settanta metri; la cupola, sostenuta da un alto tamburo con sedici finestroni ad arco sostenuti da colonne e con sovrastante lanterna, raggiunge l’altezza di cinquantadue metri. Ai lati del presbiterio si ergono le due grandi statue dei santi Pietro e Paolo, di Giocondo Albertolli, esistenti nell’antica chiesa, dalla quale proviene anche gran parte della ricca dotazione pittorica, purtroppo privata, per infauste vicende seicentesche, della pala d’altare del Parmigianino raffigurante i due santi già contitolari della parrocchia, Stefano e Giovanni Battista, unitamente alla Vergine. Sovrasta l’altare del Santissimo la pala dell’Ultima Cena del Malosso; ma si possono anche ritrovare, oltre ad un’altra opera del Malosso (San Pietro in carcere) altri autori, fra i quali il Moncalvo, il Gavassetti, i casalaschi Agosta, Ghislina, Diotti, Chiozzi e, pur se messo in dubbio, Palma il giovane. L’unico affresco occupa tutto il catino absidale e raffigura il martirio di Santo Stefano, opera del milanese Verzetti realizzata solo attorno al 1930, unitamente alle ventotto statue di santi collocate in altrettante nicchie, degli scultori cremonesi Ferraroni. Ambedue gli interventi furono a suo tempo vivamente contestati dalla Soprintendenza ai Monumenti come stilisticamente scorretti. Due pulpiti in marmo, con bassorilievi del casalasco Civeri, sono addossati ai pilastri della cupola; altri due monumenti commemorativi dei benemeriti cittadini Ponzone e Luigi Chiozzi fronteggiano l’ingresso. Aggiunta recente è il fonte battesimale, opera del Priori. Il campanile, la cui costruzione fu inizialmente rinviata per difficoltà economiche, venne costruito successivamente, nel 1898, grazie ad uno specifico lascito. È dotato di un concerto di otto campane; restaurato nel 2001, ed è alto circa settanta metri.